Descrizione
Breve descrizione del percorso
Santi Cosma e Damiano è un comune italiano di 6.813 abitanti della provincia di Latina. Il toponimo deriva dal nome dei due Santi Cosma e Damiano, fratelli e medici, decapitati nei pressi di Antiochia sotto l'impero di Diocleziano. La tradizione popolare vuole che i due Santi siano transitati per queste terre nel loro viaggio verso Roma e che abbiano sostato in una grotta presso la quale fu costruita una cappella in loro onore, divenuta nei secoli l'attuale chiesa patronale. Le prime notizie storiche su Santi Cosma e Damiano vengono dal Codex diplomaticus cajetanus dell'anno 830. I Casali di Santi Cosma e Damiano crescono come villaggio autonomo adiacente alle fortificazioni del Castrum Forte, punto di vedetta a guardia della foce del Garigliano dal X secolo; come conseguenza di ciò, oggi i centri storici dei due comuni Santi Cosma e Damiano e Castelforte formano un unico agglomerato urbano. Alcuni storici considerano il territorio di Santi Cosma e Damiano in epoca preromana appartenente alla città di Vescia; indicano poi come campo della battaglia del Veseris, episodio chiave della Guerra Latina, la zona tra le attuali contrade di San Lorenzo e Taverna Cinquanta. Tale battaglia vide opposti i Romani e la lega degli Aurunci nel IV secolo a.C. ed è descritta da Tito Livio negli Annales. Cicerone transita su queste terre e ci dà notizia del pons tiretius che assieme ad altri permetteva di varcare il Garigliano. Il territorio subì devastazioni barbariche ad opera degli Ungari nel 937 e dai Turchi nel 1552. Nel Medioevo è appartenuto anche alla Terra di San Benedetto, cioè era sotto l'influenza dell'abbazia di Montecassino. Tra l'881 ed il 915, i Saraceni si erano stabiliti nella pianura del Garigliano sulla riva destra con un campo trincerato. Nella località tuttora chiamata Vattaglia (voce dialettale di battaglia), si ebbe nell'agosto 915 la dura battaglia tra i Saraceni e le truppe della lega cristiana guidata dal papa Giovanni X. Dopo la battaglia il territorio entra a far parte del Ducato di Gaeta. Nei secoli successivi Montecassino e Gaeta perdono l'autonomia, il territorio entra nell'orbita normanna nel 1140. Dopo la proclamazione della repubblica Romana (15 febbraio 1798) le truppe napoleoniche del Gen. Rey occuparono Napoli e vi proclamarono la Repubblica Partenopea: la popolazione della Terra di Lavoro, fedele al re borbonico e alla Chiesa, insorge contro quelli che ritiene invasori. "I Casali" si schierano con due compagnie di volontari nelle truppe a massa comandate dall'itrano Michele Pezza, detto Fra' Diavolo. Si racconta che a Ventosa la popolazione per difendersi dall'avanzare delle truppe si difese a colpi di pietre. Ai caduti negli scontri vanno aggiunti i vecchi e i bambini inermi uccisi all'interno delle loro case; il parroco fu giustiziato venendo gettato dal campanile e le storiche statue lignee dei santi nella chiesa patronale furono sfregiate. Santi Cosma e Damiano doveva ancora tragicamente trovare un posto nella storia nel 1943-44, durante la risalita delle truppe alleate verso Roma. Trovandosi sulla Linea Gustav, per oltre nove mesi il territorio fu sottoposto a bombardamenti che cancellarono gran parte dell'abitato. Il Comune di Santi Cosma e Damiano è stato insignito dal Presidente della Repubblica della Medaglia d'Oro al Valor Civile perché centinaia di sancosmesi sono morti sotto i bombardamenti alleati o per le mine tedesche, per gli stenti e, a combattimenti conclusi, per gli scoppi di residuati bellici.
Minturno è un comune italiano di 19.782 abitanti della provincia di Latina nel Lazio. Il comune di Minturno è adagiato sulle propaggini costiere e meridionali dei Monti Aurunci. Le sue spiagge sono bagnate dal mar Tirreno nel golfo di Gaeta e si spingono a sud sino alla foce del Garigliano. La parte principale dell'abitato oggi si estende con continuità dalla collina della medievale Traetto (oggi Minturno) fino alle località costiere di Scauri e di Marina. È possibile che il nome Minturno derivi dalla dea Ctonia Manturna. La città di Minturnae sorgeva lungo il percorso della via Appia, presso il fiume Garigliano. Le sue origini risalgono ad un centro ausone, appartenente alla Pentapoli Aurunca. Sconfitto il popolo aurunco nel 314 a.C. durante la seconda guerra sannitica, i romani distrussero completamente le città della Pentapoli. Minutrni fu rifondata come colonia romana nel 295 a.C. e al suo ager apparteneva l'area tra i Monti Aurunci e il Tirreno, comprendente una zona residenziale sulla costa dell'odierna Scauri (già Pirae), con estese villae maritimae, e una zona agricola e produttiva, lungo il fiume e sulle colline, dove si trovavano diverse villa rustica o fattorie. Come detto presso la foce del Garigliano sorgeva il bosco sacro della dea Marica. Nelle paludi dell'antico Minturno trovò rifugio, nell'88 a.C., il console Caio Mario, tallonato dagli uomini del rivale Silla. I magistrati locali ordinarono la sua uccisione per mano di uno schiavo cimbro. Il condottiero riuscì a sfuggire alla morte, dopo aver intimorito il germanico. La città venne distrutta probabilmente dai Longobardi tra il 580 e il 590. Dopo la distruzione di Minturnae, gli abitanti si rifugiarono sul colle vicino, fondando il centro di "Traetto" o "Traietto". gestito da un diacono dipendente direttamente dal Papa. Sotto il potere pontificio, Traetto fu cinta da mura, ma venne distrutta, nell'883, da Saraceni venuti per lo più dalla Sicilia musulmana e che si stabilirono nella piana del Garigliano. Essi vennero poi scacciati nel 915 dalla lega voluta da papa Giovanni X. Successivamente fu conquistata dai Normanni di Sicilia, nel XII secolo appartenne alla famiglia normanna dell'Aquila (de l'Aigle) imparentata con la famiglia reale d'Altavilla, e dal 1299 per matrimonio ai Caetani quando divennero titolari della contea di Fondi, di cui Traetto faceva parte. Successivamente passò nelle mani delle famiglie nobiliari dei Colonna, Gonzaga Colonna e dai Conti Carafa. “Durante l'ultimo conflitto mondiale, la città ed il suo contado, situati a ridosso della linea Gustav, furono teatro di durissime battaglie e violenti bombardamenti che provocarono numerose vittime ed ingenti danni. Cittadini, inermi e stremati dalle privazioni, furono passati per le armi dalla rappresaglia dell'esercito tedesco in ritirata” con questa motivazione la città di Minturno è stata insignita della medaglia d’oro al Merito Civile. Siti di interesse: Chiesa di San Pietro (XI-XII secolo), "Ponte pensile" sul Garigliano, Castello baronale, Il Comprensorio archeologico, presso la frazione di Marina che racchiude gran parte dei resti dell'antica città-porto.
Formia è un comune italiano di 37.979 abitanti della provincia di Latina, nel Lazio. In epoca romana era chiamata Formiae. Adagiata proprio al centro del Golfo di Gaeta, Formia ha origini che si perdono nel mito e si riallacciano alla leggenda di Troia e al peregrinare di Ulisse sulla via del ritorno. Tutta la mitica tradizione ricorda questa zona come terra dei Lestrigoni popoli rudi e primitivi. Di formazione preitalica e aurunca, come dimostra la lunga e poderosa cinta di mura poligonali, in buona parte conservata lungo la costa e nel quartiere di Castellone, dopo la conquista del territorio da parte dei romani tra il V e IV secolo a.C., entra a far parte del Latium adiectum. Formia è stata una località turistica molto apprezzata in epoca romana come testimoniano i numerosi resti di ville, tra le quali celebri erano quelle di Mamurra e Mecenate. Su questo tratto del golfo venne a realizzare una delle sue predilette case di campagna, anche Cicerone. Proprio a Formia Cicerone ebbe la morte dai sicari di Antonio nel dicembre 43 a.c. Con la caduta dell'impero romano d'Occidente Formia fu depredata e i suoi abitanti dopo la calata dei barbari e la guerra greco-gotica, fuggirono sulle vicine colline, spopolando la cittadina. La città, durante il secondo conflitto mondiale, ha subito pesantissimi danni nel gennaio del 1944 e nei mesi successivi, in quanto posta ai margini della Linea Gustav. Gran parte del patrimonio storico e artistico di Formia è così andato perduto. Siti di interesse: Il Cisternone, ovvero una grande cisterna di epoca imperiale romana, il teatro romano di età augustea, Tomba di Cicerone, Porticciolo romano, resti dell'anfiteatro romano, La villa di Mamurra sul promontorio di Gianola, Parco regionale Riviera di Ulisse
Gaeta, è un comune italiano di 20.545 abitanti della provincia di Latina, nel Lazio. Sorge nel golfo omonimo sul Mar Tirreno che si estende dal promontorio del Circeo a Capo Miseno. I primi insediamenti nel territorio di Gaeta risalgono al IX-X secolo a.C. Successivamente, tutta l'area costiera del golfo fu parte integrante della regione popolata dagli antichi Aurunci. Solo nel 345 a.C. il territorio di Gaeta finì sotto l'influenza di Roma. Durante il periodo romano Gaeta divenne un luogo di villeggiatura molto rinomato, a favorire la venuta dei ricchi romani fu anche la costruzione di una nuova strada romana , la Via Flacca, più breve rispetto all'Appia. Del periodo romano restano visibili molte vestigia. Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente iniziò un periodo buio di transizione, caratterizzato da continui saccheggi prima da parte delle popolazioni barbariche e in seguito dai Saraceni. Proprio per la sua caratteristica posizione su di una penisola naturale, facilmente difendibile, Gaeta si trasformò gradualmente in un castrum: la città fu fortificata con cinte murarie e sulla zona alta dell'antico borgo medioevale sorse il castello a difesa dell'abitato. Nel periodo che va dall'839 al 1140 Gaeta può essere considerata a pieno titolo anche una repubblica marinara. Durante il governo delle dinastie di origine angioina e angioina-durazzesca (1266-1442) la città continuò a ricoprire un ruolo rilevante nello scenario politico e militare. Dal 1378 fu per qualche anno la residenza dell'antipapa Clemente VII. Con la dominazione spagnola, iniziata nel 1504 perse per la prima volta la sua indipendenza divenendo un vicereame. Nel 1734 Gaeta fu conquistata da Carlo III di Borbone, fondatore del ramo napoletano della dinastia dei Borbone. Il 25 novembre 1848 il papa Pio IX si rifugiò a Gaeta in seguito alla proclamazione della Repubblica Romana ad opera di Giuseppe Mazzini. Fu proprio durante questo soggiorno che papa Pio IX, secondo la tradizione illuminato dallo Spirito Santo durante le sue preghiere presso la Cappella d'Oro, decise di scrivere l'enciclica Ubi Primum con cui interrogava l'Episcopato cattolico sulla opportunità di proclamare il Dogma dell'Immacolata Concezione, cosa che avvenne al suo ritorno a Roma. Il 13 febbraio 1861 Francesco II di Borbone si arrese a Gaeta, ultimo baluardo del suo regno. Siti di interesse: Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano e di Santa Maria Assunta, Tempio di S. Francesco, Santuario della Santissima Annunziata, Castello Angioino-Aragonese, Mauseleo di Lucio Munazio Planco, Parco regionale urbano Monte Orlando, Parco regionale Riviera di Ulisse.
ITRI - Posta a 170 m s.l.m., la cittadina sorge in una caratteristica vallata tra le falde occidentali dei monti Aurunci (passo di San Donato), a circa 8 km dalla linea di costa. Si trova lungo il percorso della via Appia, tra Fondi (con la quale confina a ovest) e Formia. Il sito ebbe una frequentazione in epoca preistorica: sono stati rinvenuti resti di epoca neolitica (strumenti in pietra e in ossidiana) e dell'età del bronzo (Valle Oliva, II millennio a.C.). Fece parte del territorio degli Aurunci, conquistato quindi dai Romani, che vi realizzarono la via Appia nel 312 a.C. Il sito acquistò importanza come luogo strategico, tuttavia non si formò un nucleo abitato molto consistente, anche se è probabile la presenza di un piccolo centro, se non altro come stazione di posta. Secondo una leggenda il nome della città deriverebbe dalla figura mitologica dell'Idra di Lerna. Itri fece parte del ducato di Gaeta e passò quindi sotto i Dell'Aquila, signori di Fondi e quindi ai Caetani. Appartenne sempre alla diocesi di Gaeta. Vi nacque nel 1771 fra' Diavolo (Michele Pezza), che fu prima fuorilegge e quindi colonnello dell'esercito borbonico di Ferdinando IV, in lotta contro l'occupazione dei Francesi, che lo presero e impiccarono a Napoli nel 1806. Dal XIII secolo e fino al 1861 fece parte del Regno di Napoli (poi Regno delle Due Sicilie) nell'ambito dell'antica provincia di Terra di Lavoro, della quale continuo a fare parte anche dopo l'unità d'Italia, fino al 1927. Nel 1934, Itri fu inclusa nel territorio della neocostituita provincia di Latina. Durante la seconda guerra mondiale, nel maggio del 1944, i bombardamenti distrussero il paese e i suoi monumenti al 75%. Luoghi di interesse: Convento di San Francesco; Monastero di San Martino; San Michele Arcangelo; S. Maria Maggiore già della SS. Annunziata; Il Castello; Museo di Frà Diavolo.
Il percorso in breve:
Si inizia in discesa verso la strada che porta a Minturno. Un’alternativa è continuare fino a S. Lorenzo Nuovo e, da lì, scendere verso la stessa strada. Attenzione perché, nonostante sia una strada urbana, è abbastanza trafficata. Arrivando a Grunuovo si esce dalla strada in cerca di un po’ di tranquillità nelle vie secondarie di campagna. Si va a imboccare la Via Porto Galeo che ti condurrà nelle prossimità del Comprensorio Archeologico di Minturnae, l’antica città portuale romana. Ma per arrivarci serve percorrere un breve tratto della Via Parchi Ausente, molto trafficata, attraversando un sottopassaggio. Il parco archeologico è uno dei più importanti dell’Italia e vale la pena farci una sosta per esplorarlo. Credenziale debitamente timbrata, si riparte lungo la sponda destra del Garigliano. Avendo un po’ di tempo in più, non mancare il ponte Real Ferdinando sul Garigliano. Costruito nel 1927 fu il primo ponte sospeso a catenaria di ferro d’Italia. Si accompagna il grande ed importante fiume, che bagnava l’antico porto di Minturnae e tante ricchezze ha portato all’impero, fino alla sua foce nel Tirreno. Un pausa foto e poi si fa un giro a destra per accompagnare stavolta il mare. Ora la strada tira tutto dritto fino ad arrivare al Monte d’Argento. Qui, è necessario circumnavigarlo, per poi rientrare nel lungomare di Scauri, percorrendo la ciclabile da dove si intravede, all’orizzonte, il monte Scauri. Alla fine della ciclabile, si prende Via Monte d’Oro in salita. Per chi piace il mare c’è una piccola ma incantevole baia, denominata “spiaggia dei sassolini”, che si può raggiungere facendo una piccola deviazione, dove si potrà fare il bagno in acque turchesi e tranquille, oltre che costellata, appunto, da sassolini invece che sabbia. Si riparte in direzione alla Via Appia. Per 800 m si percorre questa trafficata via per poi uscirne, girando a sinistra, imboccando la strada che conduce fino al Parco di Gianola. Una visita qui non può mancare. Le bellezze che qui sono custodite sono infinite: le Peschiere Romane, la Villa di Lucio Mamurra, le Cisterne e il panorama per l’infinito e azzurro mare. Si prosegue verso Formia lungo la moderna Via Appia: non si può evitare la strada principale in questo tratto e, pertanto, si raccomanda di prestare attenzione. Formia, città di Vitruvio e Cicerone, ti accoglierà con il suo grande e importante porto, punto di collegamento per le isole Pontine e Flegree. Procedendo per qualche altro breve tratto di asfalto si arriva a Gaeta, un gioiello incastonato tra il mare e il Monte Orlando. Terra di tante personalità, scenario di importanti avvenimenti storici dove regna assoluto il Castello Angioino-Aragonese. Se hai un po’ di tempo, il centro storico di Gaeta è da visitare! Qui, nella rotonda si piega a destra per circumnavigare il Monte Orlando e poi arrivare al suo altro versante, dove si trova la spiaggia di Serapo, sinonimo di festa e di incontri durante i caldi giorni estivi. La ciclabile è breve e si rientra nel traffico per imboccare la strada che porta alla Piana di Sant’Agostino (qui il percorso coincide con la Ciclovia del Sole, oppure EuroVelo 7. Dopo un breve tratto di strada trafficata, si gira a destra per imboccare la Via di Sant’Agostino, che porterà ai piedi del Monte Dragone. Si gira a sinistra per uscire dalla Provinciale e, da questo momento inizia la strada a tornanti, poco trafficata. Arrivati in cima si gode del trofeo: un panorama verso la Piana di Sant’Agostino: momento UAU!! Si continua nell’altopiano lambendo i piedi dei Monti Carbonaro, Cefalo e Campanaro. Ad un certo punto inizia la discesa per Itri su strade secondarie fino ad incontrare la Provinciale. Attenzione perché qui, di solito, c’è molto traffico, soprattutto d'estate. Prima di arrivare al centro di Itri, per chi ancora ha le gambe, si può salire fino al Castello e visitare la chiesa di San Michele Arcangelo, due gioielli di questo territorio. Altrimenti, si continua a scendere fino ad imboccare la Via Appia che taglia la città in metà. Benvenuto a Itri!