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Gruppo dei Dodici - APS
Associazione per la promozione Storico-Culturale dei cammini sulla via “Francigena nel Sud”
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Itinerario Via Francigena nel Sud - da Teano a Roma

Velletri - Nemi - Albano

Tappa 13 - Albano - Castel Gandolfo - Roma
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Dati
Partenza
Albano
Arrivo
Roma - Basilica San Pietro
Lunghezza
29,2 Km
Come arrivare
Stazione FS di Albano
Descrizione

Breve descrizione del percorso

Castel Gandolfo (8.955 abitanti) è un comune italiano della città metropolitana di Roma Capitale, nell'area dei Castelli Romani. Il centro abitato fa parte del circuito dei Borghi più belli d'Italia. È conosciuta soprattutto per la presenza della residenza estiva dei papi, alla quale fanno corona molte altre residenze estive, ville e villini edificati a partire dal XVII secolo. Il suo territorio include quasi tutto l'arco costiero del lago Albano con vista sul cono vulcanico di Monte Cavo. Vi sono inoltre vari luoghi di interesse archeologico (tra cui l'emissario del lago Albano e i resti della villa albana di Domiziano), naturalistico (essendo la zona inclusa nel perimetro del parco regionale dei Castelli Romani) e artistico (come la collegiata pontificia di San Tommaso da Villanova edificata da Gian Lorenzo Bernini).

L’Appia Antica, La via Appia era una strada romana che collegava Roma a Brundisium (Brindisi), uno tra i più importanti porti dell'Italia antica, un porto da cui iniziavano le rotte commerciali per la Grecia e l'Oriente. Considerata dai Romani la regina viarum (regina delle strade), è universalmente ritenuta, in considerazione dell'epoca in cui fu realizzata (fine IV - III sec. a.C.), una delle più grandi opere di ingegneria civile del mondo antico per l'enorme impatto economico, militare e culturale che essa ha avuto sulla società romana. I lavori per la costruzione iniziarono nel 312 a.C. per volere del censore Appio Claudio Cieco (Appius Claudius Caecus, importante esponente della gens Claudia), che fece ristrutturare ed ampliare una strada preesistente che collegava Roma ai Colli Albani prolungandola fino a Capua, da alcuni anni posta sotto il controllo romano. Alla metà del III sec. a.C. il tragitto fu esteso fino a Maleventum (Benevento). I lavori di costruzione si protrassero durante la seconda metà del III sec. a.C., quando fu raggiunta Tarentum (Taranto) e poi fino a verso il 190 a.C., epoca in cui fu completato il percorso fino al porto di Brundisium (Brindisi). La funzione primaria del tracciato era militare (garantire un rapido movimento delle truppe verso l'Italia meridionale), successivamente fu anche utilizzata come una fondamentale via di commercio. La strada fu restaurata ed ampliata durante il governo degli imperatori Augusto, Vespasiano, Traiano e Adriano. L'imperatore Traiano fece anche realizzare, tra il 108 ed il 110, una diramazione denominata via Appia Traiana, che da Benevento raggiungeva Brindisi attraversando l'Apulia (Puglia) con un nuovo percorso in gran parte vicino alla costa e pianeggiante.

La chiesa del "Domine Quo Vadis", o Santa Maria in Palmis, è un piccolo luogo di culto cattolico che si trova a Roma, al bivio tra l'Appia Antica e la via Ardeatina, nel quartiere Appio-Latino. La chiesa odierna è il rifacimento seicentesco di una piccola cappella eretta nel IX secolo. La chiesa è oggi gestita dai religiosi della Congregazione di San Michele Arcangelo, il cui convento, anch'esso del XVII secolo, è annesso alla chiesa. La chiesa è eretta sul luogo dove, secondo un episodio narrato negli Atti di Pietro, l'apostolo Pietro, che fuggiva da Roma per sottrarsi alle persecuzioni di Nerone, avrebbe incontrato in visione Gesù. Secondo questo racconto, Pietro pose a Gesù la domanda «Domine, quo vadis?», ovvero "Signore, dove vai?", e alla risposta di Gesù, «Eo Romam iterum crucifigi», "Vado a Roma a farmi crocifiggere di nuovo", Pietro capì che doveva tornare indietro per affrontare il martirio. Su una piccola lastra di marmo al centro della chiesa si trovano, infatti, due impronte di piedi (copia di un rilievo conservato nella vicina basilica di San Sebastiano fuori le mura), che sarebbero le impronte lasciate da Gesù. 

Porta San Sebastiano è la più grande e meglio conservata porta della cinta difensiva delle Mura Aureliane di Roma. Il nome originario era Porta Appia perché da lì passava la via Appia, la regina viarum che cominciava poco più indietro, dalla Porta Capena delle mura serviane, e lo conservò a lungo. Un documento del 1434 la menziona come “Porta Domine quo vadis”. Solo dopo la metà del XV secolo è finalmente attestato il nome che conserva ancora oggi, dovuto alla vicinanza alla basilica e alle catacombe di San Sebastiano. La chiusura era realizzata da due battenti in legno e da una saracinesca che scendeva, entro scanalature tuttora visibili, dalla sovrastante camera di manovra, in cui ancora esistono le mensole in travertino che la sostenevano. Alcune tacche sugli stipiti possono indurre a ritenere che si usassero anche delle travi a rinforzo delle chiusure. Data l'importanza della via Appia che da qui usciva dalla città, soprattutto in epoca romana tutta l'area era interessata da grossi movimenti di traffico cittadino. Sullo stipite destro della porta è incisa la figura dell'Arcangelo Michele mentre uccide un drago, a fianco della quale si trova un'iscrizione, in un latino medievale in caratteri gotici, in cui viene ricordata la battaglia combattuta il 29 settembre 1327 (giorno di San Michele, appunto) dalle milizie romane ghibelline dei Colonna contro l'esercito guelfo del re di Napoli Roberto d'Angiò. Ma oltre alle testimonianze di un certo valore storico, l'intero monumento è interessante anche per la ricchezza di graffiti e tracce certamente non ufficiali, ma che documentano la vita quotidiana che intorno alla porta si è svolta nei secoli. Sono probabilmente opera di pellegrini le varie croci incise nei muri ed il monogramma di Cristo (JHS con la croce sopra l'H) visibile sullo stipite sinistro, di fronte all'Arcangelo Michele; sono leggibili molti nomi italiani e stranieri (un certo Giuseppe Albani ha scritto tre volte il suo nome) e varie date, che si possono decifrare fino al 1622; ad uso di viandanti forestieri qualcuno ha anche inciso una sorta di indicazione stradale per la porta o la basilica di San Giovanni in Laterano.

Il cammino in breve:

Dopo la doverosa visita alla città di Albano si esce da Piazza Mazzini verso via Gallerie di Sotto e dopo qualche centinaio di metri ci si immette sulla pedonale che ci condurrà, dopo 2.5 Km e passando accanto a via Giovanni Paolo II, ad incrociare sulla nostra destra via Salita di Sant’Antonio (SS 71b). Al termine di questa strada, dopo poche decine di metri, si gira a sinistra verso Corso della Repubblica attraverso la quale arriveremo nel centro di Castel Gandolfo. Si esce dal paese della residenza estiva del Papa da via Oratorio poi si gira a sinistra e si prosegue lungo via Palazzo Pontificio (Belvedere). Al termine di questa strada si arriva su uno slargo e si prosegue dritto verso via Bruno Buozzi (SS216). Dopo aver camminato per 1.2 Km si gira a sinistra, verso una stradina che confluisce su via Montecrescenzio. Giriamo ancora a sinistra e proseguiamo per circa 600 metri dopodiché attraversiamo la strada e imbocchiamo via Due Santi Pascolaro. Dopo qualche centinaio di metri, al primo incrocio, giriamo a destra in direzione via Dei Glicini. Fatti altri 400 metri, all’incrocio con via Spinabella, giriamo a destra. Dopo pochi metri giriamo, questa volta a sinistra, in direzione di via Castagnole di Sotto. Dopo aver camminato per altri 500 metri, all’incrocio con via Castagnole, giriamo a destra e seguiamo questa strada per circa 1.2 Km anche quando essa diventa via Di Costa Rotonda. Al suo termine giriamo a sinistra, su via Di Sassone, e proseguiamo per qualche centinaio di metri verso l’Appia Nuova (SS7). Attraversiamola e giriamo a destra verso l’imbocco, siamo a Frattocchie, dell’Appia Antica. Proseguiamo per circa 15,4 Km su questa straordinaria via storica, un autentico museo a cielo aperto, fino ad arrivare a Porta San Sebastiano. Proseguiamo sull’omonima via per circa 800 metri e attraversiamo via Druso. Puntiamo verso viale delle Terme di Caracalla e dopo circa 1 Km giriamo a destra verso via di San Gregorio. Dopo aver camminato per circa 700 metri e dopo aver superato l’Arco di Costantino e il Colosseo giriamo a sinistra verso via dei Fori Imperiali. Arrivati a Piazza Venezia giriamo a sinistra e superiamo il Sacrario del Milite Ignoto fino ad arrivare su via via di San Marco. Dopo qualche decina di metri girare a destra verso via degli Astalli e subito a sinistra verso via del Plebiscito. Superato Largo Argentina proseguiamo sempre dritti su Corso Vittorio Emanuele II e all’altezza di Largo Ottavio Tassoni girare a destra verso via Del Banco di Santo Spirito. Al termine di questa strada si prospetterà davanti a noi Ponte Sant’Angelo, attraversiamolo e giriamo a sinistra e attraverso Via della Conciliazione arriviamo, finalmente, all’agognata meta: la Basilica di San Pietro.

Alloggi della tappa
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Dettagli Altimetrici
Altitudine Massima:
Dislivello partenza/arrivo:
Altitudine Minima
Dislivello min/max:
Altitudine Media:
Dettaglio Tappa

Scheda riassuntiva

Nome LocalitàQuotaDistanzaTempoDiff.Agibilità
Albano398 m0 Km   
Castel Gandolfo435 m2,7 Km45 minTSi
Appia Antica50 m9,2-22,5 Km2:15 hTSi
Chiesa Domine Quo Vadis20 m22,5 Km5:45 hTSi
Porta San Sebastiano38m23,3 Km6:00 hTSi
Basilica di San Pietro (Roma)24 m29,2 Km7:30 hTSi

Totali

 29,2 Km7:30 h